Sono facilitatrice visuale e graphic recorder: disegno e riorganizzo i concetti

 

I suoi diari erano pieni, anzi gonfi, di disegni, ritagli e anche stickers. I compagni di classe, giusto poco tempo fa, le hanno regalato questa bella immagine-ricordo. Ogni occasione era buona per disegnare ed esprimersi. Ilaria Fresa oggi è una facilitatrice visuale e graphic recorder.

Siamo a Roma, sedute ai piedi di una colonna in Piazza San Pietro, a sinistra della Basilica. E’ un posto magnifico per parlare di ascolto di sé e di trasformazione.

La storia di Ilaria mi piace perché racconta il ritorno ai propri sogni. Aveva smesso di disegnare nel periodo della sua adolescenza quando i confronti con il papà diventavano scomodi proprio a proposito della sua passione. Prosegue verso altro: laurea in Scienze Politiche presso la LUISS, tanto lavoro nel Terzo Settore, al servizio della microfinanza e della micro-imprenditorialità.  Trova anche le energie per gestire con cura e amore un bed&breakfast nei pressi della Città del Vaticano. E’ una forza questa donna?

Il ritorno a casa arriva a partire da una collaborazione come disegnatrice in un progetto editoriale satirico. Contemporaneamente, decide di iscriversi ad una scuola di fumetti. Continua a imparare e affinare la sua tecnica. Ancora, però, non capisce come utilizzare a pieno questa sua competenza.

Nel 2012 incontra la facilitazione visuale e il graphic recording: tecniche che agevolano i processi di apprendimento, portano brio nei contesti in cui (dobbiamo dirlo) a volte è molto facile perdere la concentrazione e annoiarsi. Si informa, segue un corso.

Si, è la strada giusta, le piace molto!

Le conferme arrivano direttamente dalla realtà: ecco il primo incarico e poi gli altri. E allora pensa di trasformare questa sua passione in una professione.

Ilaria, perché hai scelto di fare questo lavoro?

Quando ho incontrato questa opportunità espressiva ho avuto la consapevolezza piena che fosse adatta alla mia sensibilità. Ho avuto la sensazione che le mie esperienze creative dovessero confluire, come attraverso un imbuto, nella facilitazione visuale.

Cosa vuol dire essere graphic recorder?

Un/una graphic recorder registra in maniera visuale relazioni e interventi. Utilizza disegni, lettering e una serie di altri strumenti come i connettori, i colori, per rappresentare le relazioni tra i concetti. Diverso è poi il ruolo del facilitatore visuale che partecipa attivamente ai processi di creazione e ideazione finalizzati, ad esempio, alla costruzione di un team o alla progettazione di un evento.

Quali sono le competenze principali richieste dal tuo lavoro?

L’ascolto attivo e la capacità di sintesi sono le competenze chiave; saper essere flessibili e improvvisare può essere utile quando l’andamento dell’evento prende una strada diversa rispetto a quella prospettata e, a volte, pianificata con il committente; resistenza fisica e capacità di gestione dell’attenzione e della concentrazione sono fondamentali, perché capita spesso di stare in piedi per 8 ore o più, con le braccia alzate (per me è fondamentale, prima delle sessioni di lavoro, essere ben riposata e durante le sessioni bere tanto e mangiare frutta secca); la tecnica, poi, è sicuramente determinante ma più che di abilità artistiche io parlerei del giusto equilibrio tra le immagini di supporto e la parte scritta, quale rappresentazione della particolare sensibilità della/del professionista.

Quali sono i supporti che utilizzi?

I supporti variano a seconda della tipologia degli eventi e degli obiettivi prefissati. Il foglio o il pannello su cui scrivere, a mio avviso, è adatto maggiormente alla facilitazione visuale: ad esempio per la progettazione di un business model o l’organizzazione di un evento. In questi casi i partecipanti sono stimolati a produrre e condividere idee e la facilitatrice stimola la creazione e la orienta. Il risultato è un’immagine d’insieme del percorso realizzato e anche un promemoria per l’esecuzione. Il supporto digitale trovo sia più adatto al graphic recording nell’ambito delle conferenze, dei convegni oppure per la trasformazione visuale di articoli o testi in generale. In questo caso l’interazione con i partecipanti è generalmente più limitata e lo scopo della rappresentazione è fornire un riassunto, riproponendo le argomentazioni al fine di agevolarne la comprensione e il ricordo. Quando poi vi è la possibilità di collegare il supporto digitale con il proiettore, i partecipanti possono integrare le proprie note e le persone che intervengono in qualità di speaker potrebbero spingere la riflessione oltre, visualizzando sul momento le relazioni rappresentate. Il momento che mi piace di più è quello in cui i partecipanti si avvicinano al pannello, lo osservano, alla ricerca dei passaggi sfuggiti alla memoria o anche solo per un ripasso. Le ricerche indicano che gli essere umani ricordano maggiormente ciò che vedono ed esperiscono. Da questo punto di vista il graphic recording e la facilitazione visuale possono dare un grande contributo.

Come organizzi il tuo lavoro, ad esempio, nell’ambito di una conferenza?

Chiedo, ove possibile il programma. Raccolgo informazioni sull’identità visuale del committente per allineare la mia rappresentazione ai colori e alla visione dell’azienda. Supporti e documenti sul tema da trattare possono essere utili a individuare i concetti chiave e avere uno schema mentale di massima adatto all’obiettivo dell’evento. D’altra parte, un’eccessiva pianificazione della rappresentazione può essere controproducente. Una volta un committente decise di adottare uno schema visuale di base, ma l’andamento dell’evento prese una strada completamente diversa e dunque lo schema concordato non era più adatto. Quell’occasione mi ha dato la lezione della flessibilità: va bene coinvolgere il committente nella pianificazione ma essere chiari sulla possibilità di realizzare, in itinere, qualcosa di diverso.

Come ti alleni?

Ascolto molto la radio, leggo articoli e li riassumo, ascolto le Ted conference. L’esercizio è fondamentale per aumentare la padronanza di come funzioni il cervello nei processi di ascolto e di sintesi (lineari o sistemici). E poi uso diversi formati: quaderni e supporti di tutti i tipi e dimensioni, tanti colori.

Hai una specializzazione oppure ti piace spaziare in differenti contesti?

Mi piace spaziare ma preferisco i temi legati al mondo dell’avvio imprenditoriale, specificatamente della microimpresa e delle realtà cooperative. In generale sono appassionata di temi inerenti la crescita personale e professionale degli individui. Mi piace poi facilitare le riunioni ed i processi creativi dei gruppi di lavoro. Nel tempo libero mi diletto con i temi legati al food e ai viaggi. Ad esempio, realizzo itinerari di viaggio visuali.

Ilaria, le interviste e gli articoli pubblicati su questo blog vogliono testimoniare i casi di collaborazione virtuosa tra uomini e donne. Hai qualcosa da raccontarci in merito?

Tra le professioniste più affermate in questo ambito in Italia ci sono due donne: Sara Seravalle e Monica Diari. Ho avuto modo di confrontarmi soprattutto con Sara, nel periodo della mia formazione. Sulla collaborazione virtuosa tra uomini e donne in questo campo, non posso aggiungere molto altro perché ho necessità di stare ancora in ascolto e conoscere meglio il settore. Più in generale, posso dire che lavoro bene con alcuni colleghi più giovani o della mia generazione, mentre trovo ancora faticosa la comunicazione con alcuni colleghi più grandi.

La tua ultima affermazione mette d’accordo tantissime donne. C’è molto lavoro da fare dentro noi stesse, per essere più assertive e più a nostro agio, e fuori, per stanare i pregiudizi e l’abitudine a sottovalutare le posizioni delle donne. Ilaria, faresti un tuo sketchnote nell’ambito di un workshop in cui si sperimentino situazioni simili a quelle appena accennate?

Certo, sarebbe interessante partecipare in qualità di graphic recorder.

Quali consigli daresti a chi voglia avvicinarsi a questa professione?

Intanto è necessario cominciare ad informarsi per conoscere il settore. In Italia la facilitazione visuale ha cominciato a diffondersi negli ultimi 5/6 anni e soltanto negli ultimi due assistiamo alla sua forte crescita. Poi, frequentare workshop e corsi per apprendere le basi e gli strumenti necessari: lettering, uso dei colori, connettori. Infine consiglio di leggere alcuni testi di riferimento: “The sketchnote handbook” di Mike Rohde, per una introduzione agli appunti visuali in cui sono inclusi alcuni esercizi. Sulla stessa tipologia, consiglio di seguire su Twitter Mauro Toselli @MT_sketchnote, che oltre ad aver scritto “The tao of sketchnote” gestisce anche una comunità molto attiva di sketchnoters. Per il graphic recording, consiglierei invece il libro di Brandy Agerbeck “The graphic facilitator’s guide”.

Il percorso formativo servirà ad identificare lo stile più adatto alla propria sensibilità perché ce ne sono tanti: chi riassume in modo prevalentemente scritto e chi invece è più figurativo; chi utilizza lo schema delle mappe mentali, chi invece adotta un pensiero lineare oppure uno sistemico.

Quale futuro immagini per la facilitazione visuale? Quali potrebbero essere le sue applicazioni più illuminate?

Sarebbe utile aiutare le micro-imprese nei momenti di ripensamento della propria strategia: la facilitazione visuale è un modo agile per affrontare attività poco ricorrenti. La stessa considerazione la farei per associazioni afferenti al Terzo Settore. Tuttavia, a mio avviso, le grandi potenzialità di applicazione della facilitazione visuale e del graphic recording, andrebbero messe al servizio della formazione e delle scuole, in particolare, già a partire da quelle primarie quando le alunne e gli alunni sono naturalmente portati al disegno e alla rappresentazione grafica di ciò che vedono. Questi strumenti possono offrire un’altra modalità espressiva: i disegni e la rappresentazione, nella forma propria e tipica di ognuno, anche quella più semplice, possono per esempio essere usati per la costruzione di una lezione di storia sotto forma di storyboard oppure essere di supporto per la preparazione di un’interrogazione orale. Al contrario oggi nella scuola si tende a interrompere l’utilizzo del disegno da parte dei bambini relegandolo alle materie artistiche, dove l’attenzione è concentrata sugli aspetti estetici e non su quelli funzionali della rappresentazione.

Ilaria, grazie di questo confronto! Come possono mettersi in contatto con te le persone interessate al tuo lavoro?

Tramite il mio sito www.ilariafresavisual.com e ovviamente i canali social Twitter: @ilariavisual che utilizzo nell’ottica di un continuo confronto sui temi della facilitazione visuale.

 

L’immagine in evidenza è uno sketchnote digitale di Ilaria.

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